I primi dati faunistici sugli Hydrachnidia italiani risalgono alla fine dell'800 con la segnalazione delle prime specie da parte di Berlese (1880-1889), Costa (1882?), Garbini (1891) e Senna (1891). Gli studi sistematici iniziano subito dopo, ai primi anni del 900, con la pubblicazione dei risultati delle ricerche condotte sugli ambienti lentici e lotici dell'Italia settentrionale (Largaiolli -1898, 1900, 1901, 1903, 1906a, 1906b, 1906c, 1907a, 1907b, 1907c, 1909, 1910; Monti 1903a, 1903b, 1904, 1905a, 1905b, 1908, 1910; Maglio 1903, 1905, 1906, 1907, 1908a, 1908b, 1909) e sui laghi laziali (Marucci, 1902, 1903, 1906, 1907).

I primi contributi ecologici sono di Monti (1910) e di Maglio che continua le sue ricerche fino agli anni 50" (Maglio 1924, 1928, 1949, 1956). Successivamente altri ricercatori pubblicano, in modo sporadico, lavori sugli Acari acquatici investigando sui laghi dell'Italia settentrionale (Ramazzotti ,1947; Nocentini, 1960; 1963; 1966; 1979) e sul lago Trasimeno (Taticchi, 1968 e Nocentini, 1973). Ai menzionati lavori vanno aggiunti i risultati pubblicati da eminenti specialisti stranieri che riferiscono sul materiale occasionalmente raccolto nel nostro Paese (Walter,1922; Munchberg 1935; VietsK.1955; Lundblad 1956 ,Viets K.O.,1958; Schwoerbel 1961, 1964 ; Bader, 1983)

E' agli inizi degli anni '80 che lo studio tassonomico, ecologico e faunistico degli Acari acquatici prende vigore per le attivitą del gruppo di ricerca di Ecologia del Dipartimento di Scienze Ambientali dell'Universitą dell'Aquila che inizia una serie di indagini sui corpi idrici dell' Appennino centrale e meridionale mai precedentemente investigati (Cicolani 1982, Cicolani & Sisino 1983, Cicolani 1985, Cicolani & Di Sabatino 1985, 1988a, 1988b, 1990, 1992; Cicolani et al. 1992a, 1992b, 1995; Di Sabatino & Cicolani 1990a, 1990b, 1991, 1992, 1993).

Nel 1985 Gerecke inizia le sue ricerche in Sicilia e Sardegna estese negli anni successivi, in collaborazione con il gruppo di ricerca dell'Aquila, ad altre aree dell'Italia meridionale (Calabria, Basilicata, Campania) . I risultati, riportati in un gran numero di lavori scientifici (Gerecke 1988, 1990, 1991a, 1991b, 1991c, 1992a, 1992b, 1994, 1996, 1999; Gerecke & Di Sabatino 1996a, 1996c; Gerecke & Meyer 1989; Gerecke et al. 1999; Di Sabatino & Gerecke 1996; Di Sabatino et al. 1992) ampliano le conoscenze della fauna idracarologica italiana.

Negli anni 90" sono da ricordare alcuni contributi di Mari, Morselli e Benfatti dell'Universitą di Modena che, pur occupandosi prevalentemente di Alacaridi, pubblicano alcuni lavori sugli Hydrachnidia (Mari et al. 1988; Benfatti et al. 1993, Benfatti e Gerecke 1999).

Negli ultimi anni, sempre per le attivitą del gruppo di ricerca aquilano, le indagini sono state estese all'ambiente sorgentizio (Cicolani et al. 1996, 1998; Di Sabatino et al. 1997, Gerecke & Di Sabatino 1996b; Crema et al. 1996; Cantonati & Ortler 1998) ed interstiziale iporreico (Di Sabatino et al. 1997; Di Sabatino & Cicolani 1999).

I pił recenti dati bibliografici riguardano aspetti strettamente ecologici (parassitismo, predazione) relativi alle associazioni tra Idracnidi ed altri invertebrati bentonici (Cicolani et al. 2001) e alla distribuzione e all'ecologia degli acari acquatici raccolti nel Friuli Venezia Giulia (Di Sabatino et al. 2000), nel Gran Sasso (Di Sabatino e Cicolani 2001) e nel bacino del Mediterraneo (Gerecke et al 1999, Smit et al 2000).

L'impulso dato dal Centro di Acarologia di L'Aquila ha portato la lista delle specie note per l'Italia da 180 entitą (Fusacchia 1978) a circa 400 entitą a dimostrazione che gli Acari acquatici rappresentano, per il territorio italiano, uno dei gruppi di invertebrati dulciacquicoli maggiormente diversificati e studiati.

L'utilizzazione degli Acari acquatici come indicatori di qualitą biologica delle acque correnti (Cicolani & Di Sabatino 1988, 1991, 1992, Cicolani, 2002) ha presentato interessanti risvolti applicativi nella gestione e conservazione degli ecosistemi fluviali. Le indagine svolte sugli idracnidi raccolti in molti fiumi dell'Italia centro-meridionale, hanno infatti evidenziato l'importanza della taxocenosi ad Acari acquatici nella definizione dello stato di stress di ambienti lotici e la loro importanza come indicatori di qualitą ambientale come dimostrato dall'assenza di specie di Idracnelle nelle acque di IV e V classe di qualitą stimate con la metodologia dell'Indice Biotico esteso (E.B.I).

Le ricerche dei primi anni 2000, oltre a portare ulteriori contributi all'acarologia ambientale hanno consentito di utilizzare marcatori genetici molecolari citoplasmatici (sequenziamento di parte del gene mitocondriale per citocromo ossidasi I ,COI ) per risolvere problemi di sistematica del genere Partunia (Cicolani et al. 2001; Cicolani et al 2002).